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Artiste invisibili nella storia dell’Arte

"Poiché le donne sanno benissimo dare alla luce gli uomini, non c’è da meravigliarsi che vogliano poter anche creare, con la stessa facilità degli uomini a partire dalla pittura."

Giorgio Vasari

Il ruolo delle donne non è mai banale, ma per molte cose accade che il loro ruolo sia oscurato o messo in secondo piano.
In un ambiente come quello artistico, ritenuto una prerogativa maschile, l’intrusione di protagoniste femminili è stata spesso mal tollerata. Solamente in loro coraggio di donna le ha fatte emergere, per prendere un posto nella memoria dell’arte, che è specchio del tempo in cui si vive.
Se è vero che le artiste donne sono forse sempre esistite, è anche vero che fino al XVI secolo il loro contributo e la loro presenza nella storiografia dell’arte rimane poco visibile, anzi: invisibile.
Dell’età più antica della storia dell’arte non ci è pervenuto praticamente nulla: solo dicerie di storici che menzionano opere attribuite a donne che a volte nemmeno si sa dove e quando siano vissute.
Nel medioevo nemmeno per gli uomini era uso mettere la firma sulle opere, figuriamoci per le donne; in quei secoli erano a volte nominate come membri delle corporazioni in qualità di miniaturiste di manoscritti, illustratrici di libri o ricamatrici.
Le arti visive sono state esclusivo dominio maschile fino al Rinascimento, quando si ebbe la distinzione tra artista e artigiano. Nacque così un’arte visiva incentrata sugli esseri umani e sull’ambiente che li includeva, e si diede inizio a un mercato dell’arte, composto da acquirenti e collezionisti estremamente differenziato.
Da quel periodo fino al XVII secolo le donne pittrici sono passate attraverso un percorso di riscatto che solo grazie al loro coraggio ha permesso ad alcune di loro di emergere a fatica dall’invisibilità.
Per un buon numero di secoli le donne sono state represse dalla società, non potevano avere carriere lavorative e venivano bruciate come streghe e fino al XVIII secolo la pittura “maschile” non si è distaccata dall’ipocrisia dominante. Si viveva in una società nella quale le donne erano ufficialmente ben viste, protette in famiglia dal mondo esterno. Le opere d’arte di quei periodi riflettono questa visione, con l’aggiunta spesso di erotismo o comunque di un grande spirito voyeuristico. Molti quadri del XVI e XVII secolo hanno un sottofondo erotico, anche quando si tratta di temi sacri, e rimandano a un senso di contemplazione della donna un po’ morboso.
Il riscatto vero della donna potè iniziare solo dopo il periodo della Rivoluzione francese; la donna ha conquistato, sempre con coraggio, identità e autonomia all’interno di una società che diviene sempre più vertiginosa, frenetica, e che si proietta a rotta di collo verso le nevrosi della modernità.
Mi piace pensare che questa corsa sia iniziata però fin dagli albori dell’umanità e che tra le mani impresse più di 12mila anni fa sulla volta della grotta argentina della Cueva de las manos, molte di esse, le più minute, siano palmi di donne.

Giorgio Ginelli, dicembre 2016

Scegliere è una delle azioni più difficili da compiere. Non è stato dunque facile per me decidere chi dover escludere nel rappresentare le donne nella storia della pittura.
Ma da qualche parte dovevo partire e anzitutto ho pensato di escludere le pittrici che hanno un posto anche nell’immaginario comune, preferendo loro quelle che sono sconosciute ai più.
Tra queste ho dunque operato una scelta in base alla disponibilità di immagini, cercando di dare un panorama il più possibile diversificato.

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